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“335 – Roma ricorda l’eccidio delle Fosse Ardeatine”: memoria condivisa in Campidoglio

19/03/2026

“335 – Roma ricorda l’eccidio delle Fosse Ardeatine”: memoria condivisa in Campidoglio

Ottantadue anni dopo uno degli episodi più laceranti della storia della città, Roma torna a raccogliersi nel segno della memoria pubblica e della responsabilità civile. Il 24 marzo, in Piazza del Campidoglio, l’iniziativa “335 – Roma ricorda l’eccidio delle Fosse Ardeatine” propone un momento di partecipazione aperta, capace di intrecciare istituzioni, mondo accademico e cittadinanza in un linguaggio che alterna parola, musica e testimonianza.

Non si tratta di una commemorazione rituale, ma di un gesto collettivo che rinnova il legame tra la città e i nomi di coloro che furono uccisi nel 1944, restituendo loro una presenza concreta nello spazio pubblico e nel tempo presente.

Le istituzioni e il valore della memoria pubblica

Ad aprire la cerimonia saranno gli interventi delle principali figure istituzionali e rappresentative coinvolte nel percorso commemorativo. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, prenderà la parola insieme all’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, al presidente dell’Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri, Francesco Albertelli, e al presidente della Comunità Ebraica di Roma, Victor Fadlun.

Un momento particolarmente significativo sarà lo srotolamento lungo la cordonata del Campidoglio dello striscione che riporta i nomi delle 335 vittime. Un gesto visivo, essenziale e diretto, che trasforma l’elenco in presenza, rendendo tangibile il peso della storia e il dovere della sua trasmissione. Sullo sfondo, il riconoscimento di Roma come città insignita della Medaglia d’oro al Valor Militare per la Resistenza assume un valore che va oltre la celebrazione, richiamando una responsabilità civica ancora attuale.

Voci giovani e linguaggi della memoria

Il programma prosegue con una scelta precisa: affidare a studentesse e studenti dell’Università LUMSA la lettura delle lettere scritte da mogli, madri e sorelle delle vittime. Testi che conservano una dimensione intima e privata, ma che, riportati nello spazio pubblico, acquistano una forza diversa, capace di attraversare le generazioni.

L’interpretazione affidata ai giovani introduce un elemento di continuità, evitando che la memoria resti confinata a un esercizio formale. Le parole, nate in un contesto di dolore immediato, vengono restituite con una sensibilità contemporanea, creando un ponte tra chi visse quei giorni e chi oggi ne raccoglie il significato.

La musica come racconto collettivo

La seconda parte dell’evento affida alla musica il compito di accompagnare la riflessione. La Banda musicale del Corpo di Polizia locale propone un repertorio articolato, che attraversa registri diversi senza perdere coerenza.

Si parte con la musica classica, con brani come l’Arioso e l’Aria sulla IV Corda di Bach e l’Adagio Cantabile di Beethoven, capaci di creare un clima di ascolto raccolto. Il celebre Coro dal Nabucco di Verdi introduce una dimensione corale che richiama temi di esilio, identità e appartenenza.

La sezione dedicata al cinema porta in piazza due composizioni di Ennio Morricone, il Tema di Jill da “C’era una volta il West” e Here’s to you da “Sacco e Vanzetti”, quest’ultima legata a una storia di ingiustizia e memoria civile che dialoga idealmente con il significato della giornata.

La parte conclusiva si concentra su brani patriottici e risorgimentali, tra cui La Leggenda del Piave e il Canto degli Italiani, chiudendo il percorso con un richiamo esplicito alla storia nazionale e ai suoi momenti fondativi.

L’accesso libero e gratuito all’iniziativa rafforza il senso di apertura e condivisione, rendendo la memoria un’esperienza partecipata, non mediata, in cui la città si riconosce e si interroga.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to