Al Consiglio regionale del Lazio “L’ultimo turno”: il cinema accende il confronto sulla professione infermieristica
26/01/2026
Mercoledì 21 gennaio, nella sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio, la proiezione “speciale” de “L’ultimo turno” della regista svizzera Petra Volpe ha fatto molto più di riempire una platea: ha creato un’occasione pubblica, concreta, per parlare di infermieristica senza filtri celebrativi e senza scorciatoie. In sala, almeno duecento infermieri provenienti da tutte le province laziali; tra i presenti, il presidente della Regione Francesco Rocca, il presidente del Consiglio regionale Antonello Aurigemma e consiglieri di diversi schieramenti, segnale non scontato quando si entra nel merito di un tema che tocca organizzazione, risorse, responsabilità professionali.
La richiesta degli infermieri: visibilità, firma e riconoscimento delle competenze
Il senso dell’iniziativa è stato chiarito da Maurizio Zega, presidente dell’OPI di Roma e coordinatore degli Ordini provinciali del Lazio, che ha voluto portare i legislatori dentro la realtà del lavoro infermieristico: non un racconto astratto, ma il peso delle scelte quotidiane, la complessità tecnica, l’impatto emotivo. Zega ha usato parole nette sul paradosso che molti operatori vivono: la sanità “non esiste” senza infermieri, eppure la professione continua a restare ai margini del discorso pubblico, quasi invisibile.
Nel suo intervento, l’attenzione non si è fermata ai nodi già noti — carenza di personale, retribuzioni giudicate inadeguate, minore attrattività dei corsi di laurea rispetto ai posti disponibili — ma si è spostata su un punto più profondo: il riconoscimento del lavoro tracciabile e “firmabile”, con un linguaggio scientifico e professionale che, pur esistendo, attende ancora una piena legittimazione istituzionale. Accanto a questo, una richiesta di sistema: valorizzare le specializzazioni infermieristiche, rendendole realmente riconoscibili e spendibili nell’organizzazione dei servizi.
La politica regionale e il cambio di narrazione: oltre l’immagine “ancillare”
Antonello Aurigemma ha legato la serata a un ragionamento più ampio sulla sanità territoriale, citando anche un recente protocollo d’intesa tra Regione e Ordini di medici e infermieri. Il suo passaggio più efficace, però, ha riguardato il modo in cui i numeri sanitari possono coprire le persone: turni, carichi, responsabilità, ma anche relazione con il paziente, conforto, dignità. Il film, nella lettura del presidente del Consiglio regionale, ha il merito di restituire questa dimensione senza abbellimenti.
Francesco Rocca ha insistito su un altro tema, culturale prima ancora che contrattuale: la necessità di superare stereotipi e “retaggi” che mantengono l’infermiere in un ruolo subalterno, quasi confessionale, lontano dall’evoluzione reale della professione. Nel dibattito finale sono intervenuti anche i consiglieri Marietta Tidei, Luciano Nobili e Marta Bonafoni, a conferma di una disponibilità trasversale a tenere aperta la discussione.
Se la serata ha lasciato un messaggio operativo, è questo: la valorizzazione infermieristica passa certo da salari e organici, ma anche da autonomia riconosciuta, strumenti formali che rendano visibili competenze e responsabilità, e un racconto pubblico capace di descrivere la professione per ciò che è davvero, senza ridurla a vocazione silenziosa.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to