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Alla Maker Faire Rome 2025 l’arredo diventa rifugio antisismico

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di Redazione

08/10/2025

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Un tavolo che può trasformarsi in un rifugio sicuro, un banco scolastico progettato per proteggere più studenti contemporaneamente, scaffali che custodiscono kit di emergenza pronti all’uso. Dal 17 al 19 ottobre, al Gazometro Ostiense, l’Istituto Europeo di Design di Roma porta alla Maker Faire Rome 2025 una collezione di prototipi che sfida l’idea tradizionale di arredo, trasformandolo in strumento di difesa in caso di terremoto.

Il progetto, battezzato “Design che resiste”, è nato all’interno del corso di Product Design, guidato da Mauro Del Santo con la collaborazione di Marco Fellin e la consulenza scientifica di Edoardo Giacobbo del CNR-IBE. La ricerca si è ispirata al sistema LifeShell, sviluppato dallo stesso CNR, che utilizza pannelli strutturali in legno X-LAM, capaci di resistere al peso delle macerie e offrire protezione immediata.

Dal banco scolastico agli accessori d’emergenza

Non semplici esercizi di stile, ma progetti funzionanti e open source, pensati per scuole, biblioteche, uffici e caserme. Tra le proposte spiccano ArchiSafe, tavoli da ufficio leggeri all’apparenza ma solidi come strutture portanti, Firefighter Shelf, scaffali studiati per i vigili del fuoco con vani per kit di sopravvivenza, e Pesos, banco scolastico protettivo e accessibile da più lati.

La Serie MNM mostra come spazi pubblici e biblioteche possano unire linguaggio contemporaneo e robustezza, mentre i dispositivi progettati da Samuele Armenia – lampade d’emergenza, borracce, ganci con fischietti – dimostrano che anche gli accessori quotidiani possono diventare strumenti vitali.

Un design che educa alla resilienza

Lo stand IED offrirà al pubblico un’esperienza immersiva con una pedana vibrante in grado di simulare un sisma, per testare dal vivo la resistenza dei modelli. Una scelta che sottolinea la filosofia del progetto: la partecipazione diretta dei cittadini come elemento essenziale per rendere il design uno strumento di comunità e consapevolezza.

“Abbiamo chiesto agli studenti di progettare oggetti capaci di salvare vite partendo da elementi ordinari – ha spiegato Del Santo – e hanno risposto con intelligenza e responsabilità civile”. Nessun brevetto, nessuna barriera: i progetti sono liberamente replicabili, perché la sicurezza diventi patrimonio condiviso.

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