“Alters” al Teatro Tor Bella Monaca: un gioco di specchi dentro una REMS
di Annalisa Biasi
10/01/2026
Al Teatro Tor Bella Monaca, dal 12 al 14 gennaio, va in scena “Alters”, spettacolo scritto e diretto da Marianna Adamo. La cornice è essenziale, quasi crudele nella sua semplicità: una stanza spoglia in una REMS, quei luoghi di cura e custodia dove il confine tra fragilità psichica e responsabilità individuale smette di essere un concetto astratto e diventa quotidianità, regole, osservazione. Dentro questo spazio chiuso, due figure entrano con un’identità già pronta e una versione dei fatti che pretende di imporsi come unica: Filippo e Nina si presentano, entrambi dichiarano di essere psichiatri chiamati lì per curare l’altro.
Da quel momento il testo sceglie la strada dell’attrito, non quella della spiegazione. La domanda che si insinua è semplice e destabilizzante: chi è il paziente, chi è il curante, chi sta costruendo una menzogna per sopravvivere, o per colpire. Il dialogo diventa un duello serrato, fatto di scarti improvvisi, trappole, contraddizioni che non si chiariscono ma si moltiplicano. Ogni volta che lo spettatore crede di aver capito “come stanno le cose”, la scena rimette tutto in discussione.
Un thriller psicologico che lavora sul trauma e sulla frattura dell’identità
“Alters” si muove nel territorio del thriller psicologico, ma evita l’effetto-finale fine a sé stesso. La tensione non nasce soltanto dai colpi di scena: nasce dal modo in cui il testo tratta la salute mentale come un campo minato di percezioni, memorie difensive, identità che possono incrinarsi quando il trauma chiede un prezzo. Qui la frammentazione non è un espediente narrativo, è una lente che distorce e al tempo stesso rivela: la memoria può proteggere spezzandosi, costruendo versioni alternative, spostando la colpa, cercando un appiglio per restare in piedi.
Il rapporto tra i due personaggi sembra muoversi lungo binari opposti e paralleli: cura e controllo, confessione e manipolazione, richiesta d’aiuto e strategia di attacco. Lo spettacolo insiste su un punto che resta scomodo: l’etichetta di “sano” o “pazzo” non sempre illumina, spesso serve a semplificare ciò che, nella mente, rimane contraddittorio.
Vendetta, giustizia, colpa: quando la realtà smette di essere stabile
La drammaturgia procede per rivelazioni progressive, trascinando lo spettatore in una zona grigia in cui vendetta e giustizia si somigliano, colpa e innocenza si scambiano di posto, realtà e delirio diventano indistinguibili per lunghi tratti. È un meccanismo che chiede attenzione: ogni frase può essere un indizio o un depistaggio, ogni certezza rischia di essere un oggetto fragile, pronto a rompersi nella scena successiva.
Il progetto è promosso da Roma Capitale ed è vincitore dell’Avviso Pubblico per iniziative di interesse dell’Amministrazione Capitolina in occasione del Giubileo 2025, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. Informazioni e prenotazioni sono disponibili sulla pagina dedicata di Teatri in Comune Roma.
Annalisa Biasi
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to