Bambini di Gaza accolti a Roma: il sostegno concreto di Sapienza e Policlinico Umberto I
di Redazione
30/09/2025
Quindici piccoli pazienti provenienti dalla Striscia di Gaza sono atterrati a Roma nella serata di lunedì 29 settembre a bordo di un volo di Stato organizzato dal Ministero degli Affari esteri. Si tratta di un nuovo tassello della missione umanitaria che vede impegnata l’Italia nel fornire assistenza sanitaria a chi, in un contesto di guerra, non ha la possibilità di ricevere cure adeguate.
Tra i minori arrivati, particolare attenzione è stata rivolta a Tia, una neonata di appena due mesi affetta da una forma grave di enterocolite. È stata presa subito in carico dai medici del Policlinico Umberto I e ricoverata nel reparto di Terapia intensiva pediatrica diretto da Paola Papoff. Accanto a lei ci sono la madre e i fratelli, anch’essi giunti dalla Striscia.
L’impegno della comunità accademica e ospedaliera
All’arrivo in ospedale, la piccola è stata accolta dal preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria Domenico Alvaro, dal direttore del Dipartimento Materno-Infantile Alberto Spalice, dal direttore generale Fabrizio d’Alba e dalla direttrice sanitaria Maria Augurusa. Una presenza istituzionale che ha voluto segnare l’importanza del gesto di accoglienza e la volontà di garantire un percorso terapeutico completo.
La rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, ha ricordato come le condizioni in cui versa la popolazione di Gaza impongano un impegno costante e reale, capace di tradursi in azioni concrete a tutela dei più vulnerabili. “Accogliere bambini e madri – ha sottolineato – significa mettere a disposizione competenze e risorse per restituire dignità e speranza”.
Un ospedale come presidio di solidarietà
Il Policlinico Umberto I, già attrezzato per ricevere pazienti pediatrici provenienti da zone di conflitto, si prepara a ospitare altri bambini nelle prossime settimane. Il direttore generale d’Alba ha parlato di un impegno che va oltre l’aspetto clinico, includendo la creazione di un contesto di accoglienza che restituisca umanità alle famiglie coinvolte.
Questa iniziativa ribadisce il ruolo dell’Università e del suo ospedale come presidi di solidarietà internazionale e testimonia come, anche in un momento drammatico per il Medio Oriente, la cooperazione possa trasformarsi in un gesto tangibile di cura e protezione.
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