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Cani già diffusi nel Paleolitico, uno studio su Nature riscrive la storia della domesticazione

06/04/2026

Cani già diffusi nel Paleolitico, uno studio su Nature riscrive la storia della domesticazione

Un nuovo studio pubblicato su Nature, al quale ha contribuito anche la Sapienza Università di Roma, porta più indietro nel tempo le prove genetiche dirette dell’esistenza dei cani e aggiunge un tassello rilevante alla storia della loro domesticazione. Attraverso l’analisi del DNA antico, il gruppo di ricerca ha identificato resti attribuibili a cani in siti archeologici del Regno Unito e della Turchia risalenti al Tardo Paleolitico superiore, tra circa 16.000 e 14.000 anni fa.

Il dato più significativo riguarda proprio la natura di questa prova: non una semplice ipotesi basata sulla forma delle ossa o su frammenti genetici limitati, ma la ricostruzione di genomi completi ottenuti da reperti archeologici molto antichi. È un passaggio importante, perché le prime fasi della domesticazione sono sempre state difficili da documentare con certezza: cani e lupi, sul piano scheletrico, potevano apparire quasi indistinguibili, mentre le differenze di comportamento non lasciano tracce immediate nei contesti archeologici.

Genomi completi e nuove prove nei siti del Paleolitico superiore

Lo studio ha coinvolto ricercatori di 17 istituzioni e si è concentrato su reperti più antichi di 10.000 anni provenienti da diversi siti del Paleolitico superiore, tra cui Gough’s Cave nel Regno Unito e Pınarbaşı in Turchia. I genomi ottenuti sono stati confrontati con quelli di oltre 1.000 cani e lupi, sia antichi sia moderni, provenienti da varie aree del mondo. Il risultato ha confermato che quelle ossa appartenevano effettivamente a cani, retrodatando di oltre 5.000 anni le più antiche prove genetiche dirette finora disponibili.

Dalle analisi emerge inoltre che una popolazione canina geneticamente piuttosto omogenea era già diffusa tra Europa occidentale e Anatolia almeno 15.000 anni fa. Secondo i ricercatori, questo suggerisce che i cani circolassero già tra gruppi umani geneticamente e culturalmente distinti, comprese comunità magdaleniane, epigravettiane e gruppi di cacciatori-raccoglitori anatolici. L’ipotesi rafforza l’idea che il cane avesse iniziato a occupare un ruolo stabile nelle società umane già alla fine dell’ultima era glaciale.

Le linee genetiche moderne erano già in formazione

Un altro elemento di rilievo riguarda la parentela genetica tra questi cani antichi e le razze moderne. Gli esemplari individuati a Gough’s Cave e Pınarbaşı risultano più vicini agli antenati delle attuali razze europee e mediorientali, come boxer e saluki, che non alle linee artiche come l’husky siberiano. Questo indica che alcune delle principali linee genetiche dei cani contemporanei dovevano essersi già differenziate nel Paleolitico superiore, molto prima delle trasformazioni portate dall’agricoltura e dalla sedentarizzazione.

La portata dello studio va oltre la sola datazione. La ricerca contribuisce infatti a cambiare il quadro interpretativo sulla diffusione dei cani nell’Eurasia preistorica: non presenze isolate o marginali, ma animali già inseriti in reti di scambio e in relazioni durevoli con gruppi umani diversi. È una prospettiva che rende più complessa e più concreta la storia della domesticazione, allontanandola da schemi lineari e mostrando un processo lungo, articolato e probabilmente non uniforme.

Anche la Sapienza tra gli autori dello studio

Il contributo della Sapienza, come ha spiegato Dušan Borić del Dipartimento di Biologia ambientale tra gli autori del lavoro, riguarda le evidenze relative ai cani nelle comunità mesolitiche di cacciatori-raccoglitori-pescatori nei siti di Vlasac e Padina, nell’area delle gole del Danubio, tra l’attuale Serbia e la Romania. Le analisi genetiche permettono di ricostruire una prospettiva diacronica sulla storia dei cani in Eurasia e suggeriscono una relazione di lunga durata, complessa e stratificata tra esseri umani e cani.

La ricerca, intitolata Dogs were widely distributed across western Eurasia during the Palaeolithic, rappresenta uno dei contributi più solidi degli ultimi anni sul tema delle origini del cane, destinato a influenzare il dibattito scientifico sulle prime fasi della domesticazione e sul rapporto tra uomo e animale nel corso della preistoria.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to