“Ending”: quando il teatro insegna a dire addio
di Redazione
04/11/2025
Ci sono momenti nella vita in cui la parola “fine” si impone senza preavviso. La perdita di una persona amata, la chiusura di un lavoro che sembrava eterno, la fine di un amore o di un sogno. Sono passaggi universali, eppure sempre nuovi, che ognuno affronta con un proprio ritmo, tra resistenza e accettazione.
Su questo terreno fragile e necessario si muove “Ending”, lo spettacolo scritto da Roberto Gandini e Roberto Scarpetti, per la regia dello stesso Gandini, in scena al Teatro Elsa Morante dal 6 al 14 novembre.
Un gruppo di autocura per sopravvivere al passato
Cinque protagonisti siedono in cerchio, come in un gruppo di sostegno, e parlano. Raccontano la loro difficoltà nel chiudere un capitolo della propria vita, nel lasciare andare ciò che è finito.
“Ending” nasce dall’esperienza teatrale, ma si allarga a una dimensione più intima, dove il confine tra palco e realtà si assottiglia fino a dissolversi. Perché tutti, prima o poi, siamo chiamati a confrontarci con la perdita, con l’assenza, con la nostalgia di ciò che non può tornare.
Il gruppo diventa allora uno spazio di autocura e ascolto, un luogo in cui ciascuno cerca di elaborare la propria “dipendenza” dal passato.
Con delicatezza e ironia, i personaggi provano a liberarsi da ciò che li trattiene, riscoprendo nella condivisione una forma di rinascita.
Il teatro come strumento di guarigione
“Ending” è una riflessione sul potere del teatro come rito collettivo: un luogo dove la finitezza, anziché spaventare, diventa terreno di crescita.
Gandini e Scarpetti scelgono un linguaggio essenziale, che alterna momenti di leggerezza a frammenti di dolore, dando voce a quel processo di guarigione che passa dal riconoscimento delle proprie fragilità.
Ogni fine, nel ritmo del racconto scenico, smette di essere un punto fermo e si trasforma in una soglia. E il pubblico, specchio dei cinque protagonisti, si ritrova a riflettere sulle proprie piccole e grandi “ending”, quelle che segnano la vita ma, allo stesso tempo, la rendono autenticamente umana.
Articolo Precedente
Arredare una cucina piccolissima: strategia, luce e funzionalità su misura
Articolo Successivo
Premio Roma Fotografia 2025: “Relazioni” in mostra a Villa Giulia
Redazione