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Export Lazio, Tagliavanti: “Segnale incoraggiante sulla tenuta del sistema produttivo”

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di Annalisa Biasi

11/01/2026

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Il dato diffuso dall’Istat sulle esportazioni regionali riporta il Lazio al centro di una fotografia economica che, almeno sul fronte dell’internazionalizzazione, offre margini di fiducia. Nei primi nove mesi del 2025, secondo la rilevazione trimestrale sulle esportazioni delle regioni italiane, le imprese laziali hanno esportato merci per 27,5 miliardi di euro, registrando una crescita del +14% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nello stesso arco temporale, la media nazionale si ferma al +3,6%: un divario che, per dimensione, non passa inosservato e che apre interrogativi interessanti su struttura produttiva, capacità commerciale e tenuta delle filiere.

Il commento arriva da Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, che legge il risultato come indice di buona salute del sistema imprenditoriale regionale e della sua attitudine ad adattarsi anche in scenari complessi. Una posizione che inserisce il dato statistico dentro un ragionamento di politica economica: esportare di più non è un riflesso automatico, richiede organizzazione, canali, competenze, capitale umano e una dose di resistenza quotidiana che spesso si misura lontano dai titoli.

I numeri Istat e il divario con la media italiana

Il dato dei 27,5 miliardi nei primi nove mesi dell’anno, accompagnato dal +14%, ha una doppia lettura. La prima è immediata: il Lazio cresce molto più della media del Paese, segnalando un ritmo sostenuto di penetrazione sui mercati esteri. La seconda riguarda la qualità della crescita, che non emerge automaticamente dal numero aggregato ma si intuisce dal contesto: quando una regione corre più veloce della media nazionale, significa che una parte significativa del tessuto produttivo ha trovato sbocchi, ha consolidato relazioni commerciali, ha gestito costi e logistica senza perdere continuità.

In questo scenario, la distanza dalla media italiana non è un trofeo simbolico: è un indicatore utile per misurare la competitività reale, quella che si traduce in ordini, spedizioni, contratti e presenza sui mercati, con tutto ciò che ne consegue per occupazione, investimenti e reputazione industriale.

Internazionalizzazione come politica pubblica: il ruolo delle istituzioni

Tagliavanti collega esplicitamente la performance alle azioni istituzionali orientate a sostenere le imprese e ad aumentarne la capacità di internazionalizzazione. L’affermazione punta a un punto spesso trascurato nel dibattito pubblico: le aziende esportatrici, soprattutto quelle di taglia media e piccola, hanno bisogno di strumenti che riducano gli attriti, accompagnino l’ingresso in nuovi mercati, facilitino l’accesso a informazioni, reti e servizi. L’internazionalizzazione, quando funziona, è una somma di decisioni tecniche e scelte imprenditoriali; quando fallisce, il motivo raramente è unico e spesso coincide con un ostacolo che poteva essere prevenuto.

Il dato Istat, letto in questa chiave, diventa una misura della capacità di sistema: imprese che “stanno fuori” con maggiore continuità e istituzioni che, almeno nelle intenzioni dichiarate, insistono su misure di supporto coerenti con l’obiettivo.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to