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Il PAI nel report globale JBI: dall’evidenza scientifica alla pratica clinica

08/04/2026

Il PAI nel report globale JBI: dall’evidenza scientifica alla pratica clinica

Nel panorama internazionale dell’evidence-based healthcare, l’Italia conquista uno spazio di rilievo con un’esperienza che mette al centro la qualità dell’assistenza, la misurabilità dei processi e la capacità di tradurre le evidenze scientifiche in pratica quotidiana. In occasione della Giornata Mondiale della Salute 2026, dedicata al messaggio “Insieme per la salute. Sosteniamo la scienza”, il Joanna Briggs Institute ha pubblicato un report globale che raccoglie alcune delle Impact Stories più significative emerse dalla propria rete internazionale. Tra queste, è stato selezionato anche il contributo italiano dedicato al Professional Assessment Instrument (PAI), indicato come una delle esperienze più rappresentative di implementazione dell’assistenza basata sulle evidenze.

Il riconoscimento attribuito al PAI assume un valore che supera la dimensione simbolica. Non si tratta soltanto della presenza dell’Italia in un documento internazionale di prestigio, ma della conferma che un percorso costruito attorno alla standardizzazione del linguaggio infermieristico, alla tracciabilità delle attività assistenziali e all’impiego di strumenti digitali può produrre risultati tangibili, osservabili e replicabili. In un momento in cui i sistemi sanitari sono chiamati a conciliare qualità, appropriatezza e sostenibilità, l’attenzione riservata da JBI a questa esperienza segnala la forza di un modello capace di incidere sulla pratica clinica in modo strutturato.

Un report globale che racconta come le evidenze cambiano davvero la cura

Il report pubblicato da JBI nasce con l’obiettivo di mostrare, attraverso casi concreti, come la collaborazione scientifica internazionale possa generare miglioramenti reali negli esiti di salute. La rete del Joanna Briggs Institute coinvolge oltre 90 organizzazioni in più di 40 Paesi e lavora ogni giorno per rendere applicabili le evidenze nei diversi contesti assistenziali, superando la distanza che troppo spesso separa la produzione della conoscenza dalla sua attuazione nei servizi.

Le esperienze richiamate nel documento arrivano da scenari molto diversi tra loro, ma accomunati dalla volontà di rendere la scienza operativa e utile nella pratica. In Brasile, per esempio, la sintesi delle evidenze sulla profilassi post-esposizione alla lebbra ha contribuito alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. In Camerun, specifici interventi pediatrici hanno migliorato la gestione dell’anemia infantile. A Singapore, progetti nurse-led hanno rafforzato il self-care dei pazienti trapiantati, mentre in Australia sono stati sviluppati modelli collaborativi per promuovere leadership infermieristica e qualità assistenziale su scala ospedaliera.

Dentro questo quadro, il caso italiano assume un significato particolare perché mostra come anche la dimensione organizzativa e documentale dell’assistenza possa diventare terreno di innovazione fondata sulle evidenze. È un passaggio importante: la qualità delle cure non dipende soltanto dalle grandi scelte cliniche, ma anche dalla capacità di costruire sistemi coerenti, leggibili e monitorabili.

Perché il PAI è stato scelto come esperienza rappresentativa

Il Professional Assessment Instrument è stato valorizzato da JBI come esempio concreto di implementazione dell’evidence-based healthcare nella pratica clinica. Il punto di forza del PAI sta nella sua capacità di integrare in modo sistematico le evidenze nei processi assistenziali, trasformando attività spesso percepite come burocratiche in strumenti di governo clinico, valutazione e miglioramento continuo.

Attraverso la standardizzazione del linguaggio infermieristico, il PAI rende più omogenea la documentazione e facilita la lettura dei percorsi assistenziali. La tracciabilità delle attività consente di seguire con maggiore precisione ciò che accade nella pratica quotidiana, offrendo una base più solida per analizzare i carichi assistenziali, la qualità degli interventi e la complessità dei casi. L’integrazione con strumenti digitali, inoltre, permette di raccogliere dati in modo più efficace e di utilizzare tali informazioni non soltanto a fini descrittivi, ma anche per orientare decisioni, verifiche e revisioni organizzative.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la trasformazione dell’audit. In questo modello, l’audit non è più un momento episodico o formale, ma diventa un processo strutturato, continuo e guidato dalle evidenze. Questo significa spostare il focus dal controllo alla crescita professionale, dalla rilevazione dell’errore alla costruzione di miglioramento, in un quadro in cui la documentazione diventa leva di apprendimento e non semplice archivio di atti.

Una lezione che riguarda il futuro dell’assistenza

L’esperienza del PAI, così come le altre raccolte nel report internazionale, mostra un elemento essenziale per il futuro dei sistemi sanitari: le evidenze producono valore solo quando riescono a entrare nei contesti reali, adattandosi ai bisogni delle organizzazioni, delle professioni e dei pazienti. Non basta produrre conoscenza, né basta affermare in astratto il principio dell’assistenza basata sulle evidenze. Serve un lavoro di traduzione, condivisione e adattamento che renda quella conoscenza praticabile, misurabile e sostenibile.

È proprio questo il messaggio che il report di JBI consegna con maggiore chiarezza. Colmare il divario tra evidenza e pratica richiede collaborazione, visione globale e capacità di adattamento locale. Il riconoscimento attribuito al PAI si inserisce in questa prospettiva e rafforza l’idea che anche in Italia esistano esperienze capaci di contribuire in modo autorevole a una riflessione internazionale sulla qualità delle cure.

La salute, del resto, non si costruisce soltanto nei laboratori di ricerca o nelle dichiarazioni di principio. Si costruisce nei reparti, nei processi, nelle decisioni quotidiane, nella qualità della documentazione, nella capacità di leggere i bisogni e di rispondere con strumenti affidabili. Il valore del PAI sta proprio qui: nell’avere mostrato che sostenere la scienza significa, prima di tutto, saperla trasformare in pratica clinica.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to