Imprese romane, 2026 tra prudenza e nodi aperti: cresce l’attenzione su costi, PNRR e instabilità globale
22/01/2026
Un panel stabile di 500 imprese, costruito dalla Camera di Commercio di Roma per monitorare l’economia di Roma e provincia, restituisce un quadro che mescola fiducia misurata e preoccupazioni molto concrete. L’indagine, svolta tra il 7 e il 19 gennaio 2026, fotografa un 2025 vissuto come anno di consolidamento e un 2026 che, per molte aziende, si giocherà sulla capacità di reggere senza la spinta di grandi fattori esterni.
Il dato più immediato riguarda le aspettative: il 71% degli imprenditori romani prevede un fatturato stabile o in crescita nel 2026. Dietro questa percentuale, però, si muove una lista di rischi percepiti che pesa nelle decisioni quotidiane, dagli acquisti alle assunzioni, dai piani di investimento alla gestione della liquidità.
Fatturato e occupazione: il 2025 regge, il 2026 resta diviso
Sul 2025, due imprese su tre (67%) dichiarano un fatturato stabile o in aumento, in miglioramento rispetto all’anno precedente. Entrando nei dettagli, il 29% segnala crescita, il 38% stabilità, il 33% calo.
Il mercato del lavoro appare più “tenuto”: nel 2025 l’occupazione è rimasta stabile nel 75% dei casi; il 13% delle imprese ha aumentato i dipendenti, contro un 11% che li ha ridotti. Guardando al 2026, le previsioni sull’occupazione si fanno più caute: 12% in crescita, 15% in calo, con una forbice che racconta bene la fase di incertezza.
Costi, domanda e geopolitica: la lista delle paure è molto netta
Quando si chiede quali ostacoli possano frenare la crescita nel 2026, emerge una gerarchia chiara: l’aumento dei costi è indicato dal 69% delle imprese, seguito dall’insufficienza della domanda (40%). Resta inoltre una quota significativa di aziende che dichiara difficoltà nel reperire manodopera specializzata (22%) e preoccupazione per l’accesso al credito (17%).
A dominare lo sfondo, però, è il fattore esterno per eccellenza: l’88% degli imprenditori si dichiara preoccupato dall’instabilità geopolitica internazionale, percepita come fonte diretta di incertezza su prezzi, catene di fornitura e prospettive dei mercati.
PNRR, innovazione e sostenibilità: metà investe, metà teme lo “scalino”
Il tema che più divide le aspettative sul territorio è la fine della spinta pubblica: il 51% delle imprese ritiene che nel 2026 ci sarà un impatto negativo sull’economia romana legato all’esaurirsi degli investimenti del PNRR. Il Giubileo 2025, pur avendo prodotto ricadute positive, risulta “selettivo”: solo il 7% dichiara un aumento significativo del fatturato direttamente collegato agli eventi giubilari.
Sul fronte degli investimenti, l’innovazione spacca il campione: 49% investirà nel 2026, 51% no. La sostenibilità ambientale coinvolge il 29% delle imprese; tra chi investe, la motivazione prevalente è competitiva, mentre una minoranza (8%) lo farà perché spinta dagli obblighi normativi. Nelle parole del presidente della CCIAA Roma, Lorenzo Tagliavanti, resta ampia la quota di aziende che non considera ancora la sostenibilità una leva strategica, soprattutto tra micro e piccole realtà che faticano a trovare risorse finanziarie dedicate.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to