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Infrastrutture, Mediterraneo e ruolo di Roma: i dati della ricerca Piepoli delineano un’Italia consapevole ma ancora incompiuta

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di Redazione

13/11/2025

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Un Paese che riconosce il valore strategico delle infrastrutture

La ricerca condotta dall’Istituto Piepoli su un campione di duemila tra cittadini e imprese offre una fotografia che, pur attraversata da sfumature diverse, evidenzia un’elevata consapevolezza dell’importanza strategica delle infrastrutture per la crescita del Paese. La percezione comune, infatti, è che energia, portualità e connessioni digitali costituiscano la base materiale su cui poggiano competitività, sicurezza e partecipazione dell’Italia ai grandi flussi del Mediterraneo, un’area sempre più centrale nelle dinamiche geopolitiche e nelle rotte economiche globali.

Secondo gli intervistati, le infrastrutture energetiche e digitali non rappresentano soltanto strumenti funzionali alla vita quotidiana, ma elementi capaci di determinare la capacità del Paese di affrontare la transizione ecologica, gestire grandi volumi di dati e inserirsi nei sistemi internazionali della comunicazione e dell’approvvigionamento. Una percezione che, in modo trasversale, unisce cittadini e imprese e che contribuisce a definire un quadro nel quale cresce la richiesta di politiche coordinate e investimenti mirati.

Blue economy, porti e governance: le opportunità e i limiti percepiti

Il dato più netto riguarda l’importanza attribuita al mare come risorsa strategica: l’80% dei cittadini e il 98% delle imprese considera il Mediterraneo un patrimonio di valore economico, ambientale e geopolitico. Questa convinzione sostiene l’adesione all’idea di Blue economy, vista come motore di innovazione sostenibile e di nuove possibilità occupazionali. Roma e il Lazio sono ritenuti protagonisti potenziali in questo scenario, con una fiducia che raggiunge il 69% della popolazione e il 70% delle imprese, anche se solo una minoranza ritiene che il territorio sia già pronto a svolgere questo ruolo.

Lo scarto tra potenzialità e condizioni effettive emerge con forza nel giudizio sul sistema portuale: pur essendo considerato un asset di valore (80% dei cittadini, 97% delle imprese), viene percepito come sottoutilizzato, soprattutto a causa di una pianificazione logistica che non riesce ancora a integrare in modo fluido porti, reti energetiche e infrastrutture digitali.

Gli ostacoli indicati dalle imprese confermano questa lettura: la burocrazia viene segnalata come il principale freno (56%), seguita da una scarsa riconoscibilità internazionale dell’Italia come hub mediterraneo (30%) e da una collaborazione ancora insufficiente tra pubblico e privato (35%).

Una visione che chiede una governance nuova e più coraggiosa

Il quadro complessivo racconta un Paese consapevole delle proprie risorse ma ancora in cerca di un metodo condiviso per valorizzarle. La richiesta che emerge con chiarezza è quella di una governance più integrata, capace di mettere in relazione infrastrutture, economia del mare, innovazione e relazioni internazionali, così da superare l’attuale distanza tra potenziale percepito e risultati concreti.

Le parole di Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, offrono una sintesi efficace: Roma non può sottrarsi al compito di essere un punto di riferimento nel Mediterraneo, non solo per la propria storia e posizione geografica, ma perché la sua vocazione europea e internazionale impone di assumere un ruolo attivo nella costruzione di politiche orientate allo sviluppo, al dialogo e alla pace. La città e il Lazio, riconosciuti da cittadini e imprese come poli potenziali, hanno ancora margini di crescita che attendono di essere colmati da scelte istituzionali chiare, investimenti adeguati e un rafforzamento del legame con il tessuto produttivo.

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