“La futura classe dirigente: i bambini raccontano il domani sul palco del Mattatoio”
di Redazione
15/10/2025
Un coro di voci infantili attraversa il palcoscenico per interrogare il futuro. La futura classe dirigente, spettacolo scritto e diretto da Caterina Marino, debutta in prima nazionale il 21 ottobre al Mattatoio di Roma (replica il 22) all’interno del Romaeuropa Festival 2025. Una produzione Cranpi, 369gradi e La Corte Ospitale, con il contributo del Ministero della Cultura e il sostegno di ATCL – Circuito Multidisciplinare del Lazio, che dà spazio alle parole autentiche di bambini e bambine tra i 6 e i 13 anni, protagonisti inconsapevoli di un presente in bilico.
Il punto di vista dei più piccoli sul futuro degli adulti
Lontano dai toni didascalici e dalle semplificazioni pedagogiche, lo spettacolo invita a guardare il mondo attraverso gli occhi di chi lo erediterà. I bambini, interpellati su temi come cambiamento climatico, disuguaglianze, razzismo, potere e paura del futuro, rispondono con una lucidità disarmante e con una libertà che gli adulti sembrano aver smarrito.
Il testo nasce da un anno di raccolta di interviste, trascritte parola per parola, senza modificare o filtrare il linguaggio dei piccoli interlocutori, ma inserendolo in una drammaturgia che alterna fedeltà documentaria e invenzione teatrale.
“Non c’è giudizio, ma la curiosità di osservare la realtà con occhi nuovi”, spiega l’autrice, che costruisce un’opera capace di restituire la complessità e la fragilità di una generazione che si percepisce smarrita e al tempo stesso consapevole della propria responsabilità.
Un dispositivo scenico tra conferenza e gioco
Sul palco, due performer uomini e due donne danno corpo e voce alle parole dei bambini in una cornice che richiama una Conferenza per il Clima o delle Nazioni Unite.
Il pubblico diventa insieme spettatore e destinatario del discorso: gli adulti a cui i bambini si rivolgono, quelli che devono ascoltare, comprendere, cambiare.
La scena, tra momenti di concentrazione e divagazioni improvvise, riproduce il modo in cui i più piccoli si muovono tra sogno e realtà, tra distrazione e urgenza, costruendo un teatro che è anche riflessione collettiva.
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