La zanzara del West Nile: uno studio internazionale ne svela le origini millenarie
di Redazione
30/10/2025
Non è nata nei sotterranei di Londra, come si è a lungo creduto, ma affonda le proprie radici nell’Antico Egitto. La Culex pipiens form molestus, la zanzara urbana capace di trasmettere il virus del West Nile, avrebbe sviluppato la sua attitudine a convivere con l’uomo tra 1.000 e 10.000 anni fa, in una società agricola dell’antichità.
A rivelarlo è una ricerca internazionale pubblicata su Science, coordinata dall’Università di Princeton con il contributo di studiosi di diverse istituzioni, tra cui l’Università “La Sapienza” di Roma. Lo studio ridisegna uno dei paradigmi più noti dell’evoluzione urbana, dimostrando che l’adattamento di questa zanzara all’uomo è molto più antico e profondo di quanto si pensasse.
Dall’Antico Egitto alle città moderne
La molestus, specie “gemella” della Culex pipiens form pipiens (che punge soprattutto gli uccelli), ha sviluppato nel tempo una straordinaria capacità di sopravvivere negli ambienti antropizzati, nutrendosi prevalentemente di sangue umano e adattandosi a spazi chiusi e sotterranei.
Per decenni, si è ritenuto che questa forma fosse comparsa solo due secoli fa nei tunnel e nelle metropolitane europee, in particolare a Londra, tanto da guadagnarsi il soprannome di mosquito of the underground. Tuttavia, l’analisi genetica condotta su migliaia di esemplari di Culex pipiens provenienti da diverse regioni del mondo racconta una storia diversa: la sua evoluzione antropofila è iniziata in epoche molto più remote, in contesti agricoli dove la convivenza tra uomo e animali creava le condizioni ideali per l’adattamento.
Le implicazioni per la salute pubblica
Come spiega Alessandra della Torre del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive della Sapienza, coautrice dello studio, la scoperta non ha solo valore storico o biologico: “Queste nuove informazioni sulla variabilità genetica della zanzara potranno essere decisive per comprendere meglio il suo ruolo nella trasmissione del virus del West Nile dagli uccelli all’uomo”.
Il tema è particolarmente attuale: nel 2025, in Italia, la Culex pipiens ha infettato oltre 700 persone, metà delle quali ha sviluppato la forma neuroinvasiva della malattia, con 69 decessi registrati.
Capire dove e come questa specie si è adattata all’uomo diventa quindi essenziale per affrontare la sfida epidemiologica del futuro, in un mondo sempre più urbanizzato e interconnesso.
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