Maker Faire Rome, il design che salva vite
di Redazione
09/10/2025
Dal 17 al 19 ottobre, al Gazometro Ostiense, l’Istituto Europeo di Design porta in scena un progetto che sposta il confine del concetto di arredo: “Design che resiste”, frutto del lavoro degli studenti di Product Design insieme al CNR-IBE. Un’idea che nasce dalla domanda più semplice e al tempo stesso più urgente: come trasformare oggetti d’uso quotidiano in rifugi di emergenza durante un terremoto?
Non tavoli, letti o scaffali come li conosciamo, ma strutture pensate per sopportare il peso delle macerie, integrando spazi di protezione immediata e strumenti di sopravvivenza. È questa la visione che ha guidato il percorso didattico, coordinato dal designer Mauro Del Santo con la collaborazione di Marco Fellin e del ricercatore Edoardo Giacobbo.
Arredi che diventano rifugi
I prototipi si basano sul sistema LifeShell in pannelli X-LAM, sviluppato dal CNR, capace di resistere a forti sollecitazioni verticali. Ma non è solo la sicurezza fisica ad essere al centro: gli studenti hanno progettato arredi che tengono conto della dimensione emotiva ed emotiva di chi vive un sisma. Alcuni modelli incorporano sistemi visivi e sonori per comunicare con gli altri presenti nello stesso ambiente, altri ospitano kit multi-accesso con acqua e primo soccorso, facilmente raggiungibili anche in condizioni critiche.
Lo stand IED offrirà ai visitatori una pedana vibrante in grado di simulare un sisma, permettendo di testare la tenuta di alcuni modelli in scala realizzati in stampa 3D. Una scelta che ribadisce come il design sia anche processo partecipativo, capace di crescere dal confronto diretto con le persone.
Dalla scuola alle biblioteche, il design come bene comune
Ogni prototipo è pensato per un contesto diverso: dal banco scolastico Pesos, al robusto Firefighter Shelf per le caserme, fino alla Serie MNM per biblioteche e spazi pubblici. Tutti i progetti sono stati concepiti in ottica open source, senza brevetti né licenze, perché possano essere replicati da scuole, comuni e istituzioni.
Come ha ricordato Del Santo, “non si tratta di un esercizio accademico, ma di un atto di responsabilità civile: progettare oggetti che possono salvare vite partendo da ciò che usiamo ogni giorno”.
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