Nasce il primo Centro pubblico della Fotografia a Roma
di Annalisa Biasi
09/01/2026
Nel perimetro dell’ex Mattatoio di Testaccio, luogo che da decenni concentra trasformazioni urbane e culturali decisive per la città, prende forma il primo Centro pubblico destinato alla Fotografia di Roma Capitale. La presentazione ufficiale in Campidoglio ha segnato un passaggio che va oltre l’apertura di un nuovo spazio espositivo, perché inserisce la fotografia all’interno di una visione strutturata di politiche culturali pubbliche, pensate per durare nel tempo e dialogare con la scena internazionale. L’inaugurazione, fissata per il 29 gennaio in coincidenza con il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi, introduce un luogo che si candida a diventare riferimento stabile per la produzione, la ricerca e la diffusione dell’immagine contemporanea.
Il Centro trova sede nel padiglione 9D dell’ex macello, all’interno di un complesso ottocentesco che conserva una forte identità industriale e che, grazie a un intervento coordinato da Roma Capitale e dalla Sovrintendenza Capitolina, è stato restituito alla città con un investimento di circa cinque milioni di euro di fondi comunali.
Uno spazio espositivo pensato per la fotografia contemporanea
La struttura si estende su circa 1.500 metri quadrati distribuiti su due livelli, concepiti per accogliere più iniziative in contemporanea senza forzature funzionali. Il piano terra, che supera i mille metri quadrati, ospita spazi espositivi modulari, uffici, biglietteria e una biblioteca specializzata che raccoglie già tremila volumi, delineando fin da subito una vocazione che non si limita alla mostra temporanea. Al primo piano, nei 450 metri quadrati complessivi, trovano posto una grande sala polivalente di quasi 200 metri quadrati e un ballatoio espositivo dal forte impatto scenografico.
Il progetto architettonico ha scelto di valorizzare le linee originarie dell’edificio, mantenendo visibili le strutture in ghisa, le guidovie e il tetto a capriate, integrandole con soluzioni contemporanee sul piano impiantistico. Illuminazione e climatizzazione di ultima generazione permettono una gestione flessibile degli spazi, condizione essenziale per un centro dedicato alla fotografia, dove le esigenze conservative ed espositive variano sensibilmente a seconda dei materiali presentati.
Le mostre inaugurali e il dialogo internazionale
L’apertura al pubblico, prevista dal 30 gennaio, sarà accompagnata da due esposizioni che definiscono con chiarezza l’orizzonte culturale del Centro. Da un lato, la grande retrospettiva dedicata a Irving Penn, con “Irving Penn PHOTOGRAPHS 1939–2007”, una selezione di capolavori provenienti dalla collezione della Maison Européenne de la Photographie di Parigi, curata da Alessandra Mauro, Pascal Höel e Frédérique Dolivet, in programma fino al 29 giugno 2026. Dall’altro, la mostra “Silvia Camporesi. C’è un tempo e un luogo”, curata da Federica Muzzarelli, che porta l’attenzione su una delle voci più riconoscibili della fotografia e della ricerca visiva italiana contemporanea.
Parallelamente, lo spazio “Campo visivo”, dedicato ai linguaggi sperimentali, ospiterà il progetto “Corpi reali e corpi immaginari”, curato da Daria Scolamacchia, un allestimento che intreccia archivi, immagini documentarie e proiezioni, costruendo una riflessione articolata su corpo e gesto.
Il Centro della Fotografia nella nuova Città delle Arti
L’apertura del Centro si inserisce nel più ampio processo di trasformazione dell’ex Mattatoio nella futura “Città delle Arti”, uno dei maggiori poli culturali europei in fase di realizzazione. Il complesso, che si estende su circa 105.000 metri quadrati, è al centro di un piano di rigenerazione sostenuto da oltre 90 milioni di euro di fondi Pnrr e comunali, con il coinvolgimento dell’Università Roma Tre e della Fondazione Roma. I lavori, articolati in quindici cantieri principali, proseguiranno fino al 2026-2027 e includono biblioteche, spazi universitari, padiglioni per eventi e nuove connessioni urbane, come la pista ciclabile che collegherà il Mattatoio alla ciclovia del Tevere.
In questo contesto, il Centro pubblico della Fotografia assume un ruolo strategico, contribuendo a definire un ecosistema culturale in cui produzione artistica, formazione e fruizione pubblica trovano una sede stabile e riconoscibile.
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Annalisa Biasi
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to