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Neanderthal: nuove scoperte sulla forma del cranio e del collo

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di Redazione

04/09/2025

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Un recente studio coordinato dai ricercatori della Sapienza, dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana e dell’Università di Pisa, pubblicato su Evolutionary Anthropology, propone una rilettura delle origini della singolare morfologia cranio-facciale dei Neanderthal. L’analisi non si limita all’osservazione esterna dei reperti, ma adotta un approccio funzionale, interrogandosi sulle pressioni ambientali ed evolutive che avrebbero plasmato la testa e il collo di questa specie umana.

Un corpo adattato ai ghiacci d’Europa

I Neanderthal, comparsi e sviluppatisi nel continente europeo durante il Quaternario, hanno dovuto affrontare climi estremi, cicli glaciali e ambienti severi che hanno inciso profondamente sulla loro anatomia. È in questo contesto che si comprende la corporatura compatta e massiccia, con arti corti per trattenere il calore, ma anche la particolare conformazione del cranio: basso e allungato, fronte sfuggente, arcate sopracciliari pronunciate e un naso ampio. Secondo i ricercatori, l’origine di queste caratteristiche potrebbe risiedere proprio nel tratto cervicale: un collo corto, robusto e meno mobile che avrebbe rappresentato un primo adattamento alle condizioni ambientali, capace di influenzare in seguito lo sviluppo della base del cranio e del viso. Questa struttura integrata fra testa e tronco non solo garantiva stabilità, ma poteva rivelarsi utile nella caccia ravvicinata a grandi animali, dove la forza e il controllo del corpo erano determinanti.

Una cascata evolutiva dal collo al volto

Il punto centrale della ricerca è l’idea di una “cascata morfo-funzionale”: un singolo adattamento, in questo caso cervicale, avrebbe innescato modificazioni progressive nella masticazione, nella respirazione e nella postura, fino a determinare la fisionomia tipica dei Neanderthal. È una prospettiva che ribalta la lettura classica della loro morfologia, mostrando come il collo possa essere stato un motore primario di trasformazioni anatomiche durature. Il lavoro, che unisce paleoantropologia, biomeccanica e persino competenze odontoiatriche, evidenzia il valore del dialogo interdisciplinare nello studio dell’evoluzione umana. Non si tratta di una semplice ricostruzione storica, ma di una chiave di interpretazione che permette di comprendere meglio i legami tra adattamento ambientale e forma corporea, suggerendo che dietro le arcate sporgenti e il volto imponente dei Neanderthal ci sia la traccia di una lunga storia di adattamenti al gelo europeo.  
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