Ostia, la fiaccolata per Simone Schiavello diventa un appello contro lo sfruttamento dei giovani nel traffico di droga
di Redazione
21/10/2025
Una luce per ricordare, ma anche per chiedere giustizia. La fiaccolata organizzata in memoria di Simone Schiavello, il ragazzo di 19 anni ucciso a Ostia, si trasforma in un momento di dolore condiviso e di denuncia civile.
L’assessore alle Periferie di Roma Capitale, Pino Battaglia, ha espresso la propria vicinanza alla famiglia e ha lanciato un appello a tutta la città: “Fermiamo lo sfruttamento dei giovani da parte della criminalità organizzata”.
Un sistema che arruola adolescenti e distrugge vite
L’omicidio di Simone, avvenuto in via Forni, ha riportato alla luce un fenomeno radicato: quello dello spaccio gestito da bande che utilizzano ragazzi come pusher, offrendo denaro facile in cambio di una libertà illusoria.
“Tra via Forni e via Fasan – ha spiegato Battaglia – si muovono ogni mese oltre 300 mila euro di droga. Un giro che si alimenta sfruttando la vulnerabilità dei più giovani, sottraendoli alla scuola, allo sport, a una vita normale”.
L’assessore ha poi ricordato come Ostia non sia un caso isolato, ma parte di un mosaico più ampio che comprende quartieri come Tor Bella Monaca, San Basilio, Corviale e il Quarticciolo, divenuti nel tempo piazze di spaccio strategiche e ad altissima redditività.
I numeri sono impietosi: oltre 400 minorenni coinvolti o indagati in un solo anno per reati legati al traffico di stupefacenti.
Una risposta collettiva per salvare i ragazzi
Battaglia ha chiesto di rafforzare le indagini e colpire il traffico alla fonte, ma anche di costruire alternative concrete per i giovani, in collaborazione con scuole, parrocchie e associazioni di quartiere.
“Solo un’azione condivisa e costante potrà davvero difendere le nuove generazioni da un sistema criminale che mina il futuro dei nostri territori”, ha sottolineato, ringraziando i cittadini che hanno preso parte alla fiaccolata.
L’iniziativa, nata come gesto di vicinanza alla famiglia di Simone, è diventata un simbolo di impegno civile, un grido collettivo che unisce dolore e volontà di riscatto.
Un segnale di speranza, perché ricordare non basta: serve proteggere chi è ancora in tempo per essere salvato.
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