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Quando i denti raccontano: infanzia, alimentazione e vita quotidiana nell'antica Sumer

11/03/2026

Quando i denti raccontano: infanzia, alimentazione e vita quotidiana nell'antica Sumer

Le tracce della vita quotidiana raramente emergono con chiarezza dalle grandi civiltà del passato. Le tavolette cuneiformi raccontano amministrazione, scambi commerciali, gerarchie sociali; molto meno rivelano su ciò che accadeva dentro le case, nei gesti ordinari che scandivano la crescita di un bambino o la preparazione di un pasto. In questo spazio silenzioso della storia si inserisce una ricerca internazionale coordinata da studiosi della Sapienza Università di Roma, che ha scelto di interrogare una fonte apparentemente modesta ma straordinariamente resistente: i denti.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), offre una prospettiva concreta sulla dieta e sulle pratiche di nutrizione infantile in una città della Mesopotamia meridionale del III millennio a.C., Abu Tbeirah, situata nell’attuale Iraq meridionale. Attraverso l’analisi dello smalto dentale umano e animale, i ricercatori hanno ricostruito non soltanto ciò che mangiavano gli abitanti della città, ma anche come venivano alimentati i bambini sin dalla gravidanza.

Una dieta quotidiana fatta di cereali e poche proteine animali

I risultati delineano il profilo alimentare di una comunità urbana che viveva in un ambiente ricco di scambi e contatti, ma che basava la propria alimentazione su elementi relativamente semplici. La dieta della popolazione di Abu Tbeirah appare prevalentemente composta da cereali, probabilmente orzo e altri grani coltivati nelle fertili pianure alluvionali del Tigri e dell’Eufrate.

La presenza di carne nella dieta emerge in modo limitato, mentre sorprende la quasi totale assenza di pesce marino, nonostante la vicinanza dell’antica linea costiera. Questo dato suggerisce che le abitudini alimentari non dipendessero soltanto dalla disponibilità delle risorse, ma anche da pratiche culturali consolidate e da reti economiche locali.

L’analisi isotopica dei denti indica inoltre che uomini e donne avevano accesso a risorse alimentari simili. Un aspetto che suggerisce una distribuzione del cibo relativamente equilibrata all’interno della comunità. Non emergono differenze marcate che possano far pensare a una forte gerarchizzazione delle diete, almeno per quanto riguarda gli individui analizzati. Ciò restituisce l’immagine di una società urbana composta in gran parte da persone comuni, lontane dalle élite spesso descritte nelle fonti scritte.

Secondo Matteo Giaccari, autore principale dello studio e ricercatore del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza, questi risultati consentono di spostare l’attenzione dalle registrazioni amministrative delle élite verso la dimensione concreta della vita quotidiana: ciò che realmente arrivava sulle tavole della popolazione.

I denti come archivio della prima infanzia

La parte più sorprendente della ricerca riguarda però l’alimentazione nei primi anni di vita. Lo smalto dentale conserva segnali chimici che si formano durante la crescita dei denti stessi. Ogni fase dello sviluppo lascia una traccia che può essere letta a distanza di millenni.

Attraverso l’analisi combinata degli isotopi di zinco, carbonio e ossigeno, i ricercatori sono riusciti a individuare indizi della dieta durante la gravidanza, dell’allattamento e del successivo svezzamento. Si tratta di informazioni raramente accessibili in contesti archeologici, dove i resti materiali della vita domestica infantile tendono a scomparire.

I dati indicano che i bambini venivano allattati al seno per periodi piuttosto lunghi. Successivamente venivano introdotti gradualmente ad alimenti complementari, tra cui cereali e latte animale. Una pratica coerente con quanto emerge da alcune fonti mesopotamiche, ma finora difficilmente osservabile su scala individuale.

Questa ricostruzione permette di avvicinarsi alle dinamiche familiari di una delle prime società urbane della storia. Come sottolinea l’archeologa Licia Romano dell’Università di Melbourne, co-direttrice degli scavi di Abu Tbeirah, comprendere l’alimentazione dei bambini significa entrare nel cuore delle pratiche di cura, della salute e dell’organizzazione domestica delle comunità antiche.

Nuove tecniche per studiare società antiche in ambienti difficili

Lo studio rappresenta anche un progresso metodologico importante. Le condizioni ambientali della Mesopotamia meridionale rendono spesso impossibile l’analisi tradizionale della dieta basata sul collagene osseo. Il clima arido e l’elevata salinità del suolo degradano rapidamente i tessuti organici.

Per superare questo limite, il team di ricerca ha adottato un approccio innovativo basato sull’analisi degli isotopi di zinco nello smalto dentale. Lo smalto, molto più resistente alla degradazione, conserva informazioni chimiche che possono essere analizzate anche a distanza di millenni.

Mary Anne Tafuri, docente di Bioarcheologia alla Sapienza, sottolinea come i denti costituiscano archivi biologici straordinariamente affidabili. La loro struttura mineralizzata permette di conservare segnali chimici anche in contesti dove altri materiali biologici risultano compromessi.

Secondo la ricercatrice Klervia Jaouen del laboratorio Géosciences Environnement Toulouse, questo metodo apre nuove prospettive per lo studio delle diete antiche e delle pratiche di alimentazione infantile in molte regioni del mondo caratterizzate da ambienti aridi.

Le analisi condotte ad Abu Tbeirah dimostrano quanto informazioni preziose possano emergere da resti apparentemente ordinari. Un singolo dente diventa così la testimonianza silenziosa di una gravidanza, di un allattamento, di un passaggio delicato tra latte materno e primi cibi solidi. Attraverso queste tracce minime si ricompone il quadro di una quotidianità lontana cinque millenni, ma sorprendentemente familiare.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.