Riforma dei servizi socioassistenziali: la Regione punta su integrazione, semplificazione e nuovi modelli di cura
29/01/2026
Una revisione profonda del sistema dei servizi socioassistenziali, costruita per rispondere a bisogni mutati e a fragilità sempre più complesse, entra nel dibattito istituzionale regionale. In Commissione Sanità del Consiglio regionale del Lazio, presieduta da Alessia Savo, l’assessore alle Politiche sociali Massimiliano Maselli ha illustrato una proposta di legge che mira a superare l’attuale quadro normativo, fermo al 2003, attraverso una disciplina organica e aggiornata delle strutture e dei servizi.
Il lavoro preparatorio, durato circa un anno e condotto con un gruppo tecnico che ha coinvolto anche Roma Capitale, nasce dalla constatazione che il sistema esistente non riesce più a intercettare in modo adeguato fenomeni come l’invecchiamento della popolazione, la solitudine involontaria, le vulnerabilità giovanili e le nuove forme di povertà estrema. Da qui la scelta di un impianto normativo che punta su flessibilità organizzativa, innovazione sociale e semplificazione amministrativa.
I principi della riforma e i nuovi servizi
La proposta si fonda su quattro pilastri: centralità della persona, uniformità dei livelli di qualità e di accesso ai servizi sull’intero territorio regionale, integrazione tra presa in carico sociale e sanitaria, rafforzamento del sistema integrato degli interventi. Per rendere questi principi operativi, il testo definisce in modo unitario requisiti, tipologie e standard delle strutture residenziali e semiresidenziali, introducendo programmi e servizi che finora avevano trovato spazio solo in modo frammentario.
Tra le novità figurano i percorsi di semiautonomia, il cohousing e i condomini solidali, accanto ai servizi a bassa soglia come mense, accoglienza notturna e centri diurni. Vengono inoltre regolamentati servizi specialistici ad alta valenza sociale, dal reinserimento delle persone post-comatose al pronto intervento assistenziale, con l’obiettivo di colmare vuoti storici nell’offerta regionale.
Semplificazione, vigilanza e governance multilivello
Uno degli elementi centrali della riforma riguarda la semplificazione delle procedure di autorizzazione e accreditamento. Per i servizi a bassa intensità, la proposta prevede l’avvio dell’attività attraverso una semplice comunicazione agli enti locali competenti, riducendo tempi e oneri burocratici. A questo si affianca l’introduzione di un sistema informativo unico, pensato per digitalizzare dati su strutture, servizi e liste d’attesa, rafforzando trasparenza e capacità di programmazione.
Sul fronte della tutela degli utenti, la disciplina della vigilanza viene rafforzata con ispezioni annuali obbligatorie senza preavviso e con un coordinamento più stretto tra aziende sanitarie locali ed enti territoriali. Il quadro sanzionatorio introduce livelli di responsabilità proporzionati alla gravità delle irregolarità, in una logica che lega controllo, legalità e protezione dei soggetti più fragili.
La riforma ridefinisce anche i ruoli istituzionali, valorizzando gli ambiti territoriali sociali e le Aziende sanitarie locali in una governance multilivello, dove la Regione esercita funzioni di indirizzo, accreditamento, monitoraggio e coordinamento, garantendo omogeneità e integrazione socio-sanitaria.
Risorse e consenso politico
Il provvedimento è accompagnato da una prima dotazione finanziaria: 400mila euro per i centri post-comatosi, 1,8 milioni di euro di spesa corrente e 600mila euro in conto capitale, con l’indicazione di un rafforzamento futuro per sostenere la digitalizzazione degli elenchi e dei sistemi informativi.
Nel dibattito successivo all’illustrazione si è registrato un consenso trasversale. Sono intervenuti Marietta Tidei, Marta Bonafoni, Nazzareno Neri, Chiara Iannarelli e Daniele Sabatini, tutti concordi sulla rilevanza della legge e sulla necessità di un confronto approfondito, arricchito da audizioni con associazioni, sindacati ed esperienze più innovative del settore. La presidente Savo ha infine richiamato il ruolo strategico delle strutture residenziali nel garantire libertà di scelta e percorsi adeguati alle persone fragili.
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