Roma saluta Valentino Garavani, maestro dell’eleganza
20/01/2026
La notizia della scomparsa di Valentino Garavani ha attraversato Roma con la rapidità delle cose che sembrano impossibili da archiviare. Perché, al di là della fama, restano le tracce concrete: una lingua estetica riconoscibile a distanza di decenni, una disciplina del dettaglio che ha educato il gusto di generazioni, un’idea di bellezza costruita con la pazienza di chi sa che l’eleganza non è un colpo di teatro ma una somma di scelte. Nelle ore successive, le parole delle istituzioni capitoline hanno provato a dare forma pubblica a un lutto che, per molti, è anche culturale.
Il sindaco Roberto Gualtieri ha ricordato Valentino come una delle figure “più luminose ed apprezzate” del Paese, capace di insegnare “al mondo cosa significhino l’eleganza e la bellezza”, sottolineando il legame cittadino con la Maison nata e cresciuta in via Condotti: un indirizzo che, nel tempo, è diventato quasi un segnalibro nella geografia della moda romana e, insieme, un punto di osservazione privilegiato su come il lusso italiano abbia saputo parlare al mondo senza perdere la propria pronuncia.
Le parole del Campidoglio: un lutto che riguarda la città
Nella dichiarazione del sindaco, Roma non appare come semplice cornice, ma come soggetto coinvolto: “si stringe attorno alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che nel corso degli anni hanno ammirato la sua arte”. È un passaggio che mette a fuoco un aspetto spesso frainteso quando si parla di grandi stilisti: l’impatto non si limita alle passerelle o alle copertine, ma entra nei luoghi, nel lavoro di tante persone, nelle competenze artigiane, nell’indotto culturale e turistico che ruota attorno ai simboli.
Quando Gualtieri parla di “moda elevata in arte”, non introduce un’iperbole ornamentale: richiama piuttosto il modo in cui Valentino ha trasformato la misura in cifra creativa, facendo della sobrietà una tecnica e non un atteggiamento. Da qui anche l’idea di una “bellezza senza tempo”, espressione che, detta così, rischia la retorica, ma che nel caso di Garavani trova un fondamento concreto nella coerenza della sua visione, rimasta leggibile pur attraversando epoche, tendenze e mutazioni del mercato.
Onorato, la Fondazione PM23 e l’eredità oltre l’atelier
L’assessore Alessandro Onorato ha allargato la prospettiva: “La moda perde una delle più grandi icone internazionali”, ha dichiarato, indicando in Valentino “un genio assoluto” che ha contribuito a rendere Roma “iconica nel mondo della moda”. Il punto, però, arriva quando la memoria non si ferma al passato, ma si aggancia a ciò che resta operativo nel presente: il riferimento, condiviso con Giancarlo Giammetti, alla Fondazione PM23, descritta come un nuovo “atto d’amore” verso la città, capace di portare “appuntamenti artistici e culturali unici nel panorama internazionale”.
È un passaggio rilevante perché suggerisce una continuità: l’eccellenza, quando è autentica, tende a spostarsi, a cambiare forma, a cercare altri canali. Dalla couture alla promozione culturale, il percorso mantiene la stessa ossessione per la qualità, la stessa idea di Roma come luogo non soltanto da raccontare ma da attivare. Onorato aggiunge infine un elemento politico-amministrativo: la volontà, “con il sindaco Roberto Gualtieri”, di trovare un modo per “rendergli il giusto omaggio”. In termini concreti significa che il rapporto tra Valentino e la città non viene archiviato con un comunicato, ma entra nel terreno delle scelte pubbliche: memoria, celebrazione, e – potenzialmente – programmazione culturale.
Articolo Precedente
Roma Capitale premia Luciana Romoli, staffetta della Brigata Garibaldi
Articolo Successivo
Ostia, via ai lavori straordinari contro i cumuli di sabbia dopo le mareggiate