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Sami Modiano al Teatro Vascello: una mattinata di memoria davanti a centinaia di migliaia di studenti

27/01/2026

Sami Modiano al Teatro Vascello: una mattinata di memoria davanti a centinaia di migliaia di studenti

Al Teatro Vascello, nel quartiere Monteverde, la Giornata della Memoria è stata anticipata da un incontro pensato per parlare alle scuole con il linguaggio più diretto e più difficile: la testimonianza. La Fondazione Museo della Shoah e il Municipio XII di Roma Capitale hanno chiamato a raccolta studenti delle secondarie di primo e secondo grado, costruendo una mattinata che ha unito presenza fisica e partecipazione a distanza. In sala erano oltre 300 ragazze e ragazzi; collegati da tutta Italia, più di 400.000 studenti hanno seguito l’iniziativa, trasformando un teatro di quartiere in una piazza nazionale dell’ascolto.

La scelta del luogo porta con sé un significato preciso. A Monteverde si trovano le pietre d’inciampo dedicate a Piero Terracina, amico fraterno di Sami Modiano: un legame che non appartiene soltanto alla storia personale di due uomini, ma diventa una chiave per capire come, dentro l’orrore, l’umano possa ancora trovare un appiglio, e come quell’appiglio possa diventare responsabilità pubblica.

Un dialogo con gli studenti, a partire da un’amicizia nata ad Auschwitz

L’incontro è stato guidato dalla Fondazione Museo della Shoah attraverso un dialogo con Sami Modiano, sviluppato sulle domande degli studenti, in platea e in collegamento. Il filo narrativo si è ispirato al libro Così siamo diventati fratelli. L’amicizia che salvò Sami e Piero, scritto con Marco Caviglia e pubblicato da Mondadori: un racconto che mette al centro l’incontro tra un quattordicenne ebreo rodiota e un sedicenne ebreo romano, travolti dalla persecuzione razziale, deportati ad Auschwitz-Birkenau nel 1944 dopo la perdita delle rispettive famiglie.

Nel campo, dove la violenza quotidiana schiaccia identità e futuro, Modiano e Terracina si incontrano da soli, senza più una casa a cui pensare, senza più una rete che protegga. Eppure, proprio lì, nasce un rapporto che diventerà amicizia e durerà oltre settant’anni. La forza di questa storia sta nella sua concretezza: non è una metafora consolatoria, è una relazione che si forma nel punto più estremo della disumanizzazione e continua nel tempo come impegno condiviso di testimonianza.

Le parole di Gualtieri e il senso civile della memoria

Ad aprire l’incontro è intervenuto anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, richiamando un’esperienza personale: la visita ad Auschwitz e Birkenau insieme a Sami Modiano. Nel suo intervento ha descritto quel luogo come un meccanismo di morte, una “industrializzazione spietata del massacro”, nata da un pregiudizio etnico-razziale e da un’ideologia criminale e antisemita. È un passaggio che colloca la memoria fuori dal recinto delle commemorazioni: ascoltare un sopravvissuto, ha sottolineato, significa confrontarsi con parole che non cercano vendetta, ma verità.

Nel dialogo con i ragazzi, Modiano ha intrecciato il racconto della propria deportazione con la memoria di Piero Terracina, restituendo il valore di un legame capace di attraversare una vita intera e di trasformarsi in un patto con le nuove generazioni: non lasciare che la storia si riduca a una data, a un capitolo, a un nome senza volto. Quando la testimonianza arriva a scuola, e lo fa con questa ampiezza di partecipazione, la memoria smette di essere un esercizio astratto e diventa un gesto collettivo.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to