Sapienza, Diocesi di Roma e Sant’Egidio: un patto per il futuro di 18 studenti e studentesse di Gaza
25/02/2026
Un protocollo d’intesa firmato oggi mette in fila tre istituzioni con competenze diverse e, proprio per questo, complementari: Sapienza Università di Roma, Diocesi di Roma e Comunità di Sant’Egidio. L’obiettivo è offrire un percorso reale, non simbolico, a un gruppo di studentesse e studenti provenienti da Gaza, rendendo possibile la continuità degli studi, l’accoglienza abitativa e l’apprendimento della lingua. A sottoscrivere l’accordo sono stati la rettrice Antonella Polimeni, il Cardinale Vicario Baldo Reina e il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo.
Nel merito, l’intesa non si limita a “facilitare”: costruisce un corridoio di sostegno che passa dall’università alle residenze, fino a ciò che spesso determina la vera integrazione, cioè la capacità di muoversi nella città, comprendere, comunicare, orientarsi.
Un’alleanza operativa: studio, residenze, lingua e servizi
La parte universitaria prevede un impianto di supporto che copre più livelli. Sapienza ha già stanziato borse di studio per le studentesse e gli studenti palestinesi risultati idonei nel bando dedicato per l’anno accademico 2025-2026; inoltre si impegna a seguirli lungo il percorso con orientamento e tutorato accademico, affiancando alla dimensione didattica una rete di servizi che può rivelarsi determinante quando si affronta un trasferimento forzato, spesso segnato da traumi e incertezze. È previsto anche l’accesso gratuito alle mense universitarie tramite DIscoLazio, insieme a un supporto che include il Centro di Counselling di Ateneo.
Il secondo pilastro è l’ospitalità: la Diocesi di Roma accoglierà gratuitamente gli studenti nelle proprie residenze universitarie dal loro arrivo in Italia fino al 31 marzo 2029, con la possibilità di un’estensione di 12 mesi per la discussione della tesi. Non si tratta soltanto di un letto e un tetto: la Diocesi si impegna anche a promuovere attività extra-accademiche e azioni di inclusione sociale, con un coordinamento che coinvolge, tra gli strumenti, la Cappellania della Sapienza.
Il terzo asse riguarda la lingua, spesso il primo ostacolo concreto e quotidiano: la Comunità di Sant’Egidio offrirà la frequenza di un corso di italiano per stranieri presso la sede di piazza Santa Maria in Trastevere, o in una sede alternativa più funzionale alle esigenze dei beneficiari.
Un segnale pubblico e una responsabilità condivisa
Nelle dichiarazioni della rettrice Polimeni emerge una scelta di campo: non fermarsi a posizioni formali davanti alla crisi umanitaria, ma utilizzare la struttura dell’università – competenze, servizi, comunità – per dare continuità a percorsi di cura e formazione, ricordando anche l’impegno del Policlinico Umberto I nell’assistenza sanitaria a piccoli pazienti provenienti da Gaza e il sostegno a borse di studio e accoglienza perché il diritto allo studio non venga travolto dalla guerra.
Il Cardinale Vicario Baldo Reina ha messo al centro l’idea di ricostruzione, ricordando che “distruggere” è rapido mentre “ricostruire” richiede pazienza, e presentando l’accordo come una buona notizia che prende posizione: stare dalla parte di chi prova a rimettere insieme pezzi di vita, con strumenti concreti.
Impagliazzo, infine, lega l’intesa a un dato preciso: 18 studenti e studentesse palestinesi potranno contare su un’opportunità di futuro, in un modello che richiama l’esperienza dei corridoi umanitari, definita come un percorso capace di coniugare accoglienza e integrazione e che, secondo quanto dichiarato, ha già portato in Italia oltre 8.000 persone provenienti da Paesi colpiti dalla guerra. Qui la dimensione istituzionale diventa messaggio pubblico: quando la solidarietà si traduce in procedure, residenze, tutorato e corsi, smette di essere un sentimento e assume la forma di una responsabilità misurabile.