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Tutta la verità sull’olio di palma: tra demonizzazione, sostenibilità e realtà nutrizionale

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di Redazione

31/10/2025

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L’olio di palma è diventato, nel corso degli anni, uno degli ingredienti più controversi dell’industria alimentare. Amato per la sua versatilità e odiato per le sue implicazioni ambientali, è al centro di una discussione che intreccia salute, economia e ecologia.
Capire cosa rappresenta davvero questo grasso vegetale significa separare i fatti dalle semplificazioni, andando oltre la narrazione che lo ha trasformato nel simbolo di un consumo irresponsabile.

Origine e caratteristiche

L’olio di palma si ricava dal frutto della Elaeis guineensis, una pianta originaria dell’Africa occidentale ma oggi coltivata soprattutto in Indonesia e Malesia, che insieme producono circa l’85% della quantità mondiale.

È un grasso vegetale semi-solido a temperatura ambiente, dal colore arancione intenso per via del suo contenuto di carotenoidi.
L’olio grezzo viene raffinato per usi alimentari, perdendo parte dei pigmenti ma mantenendo un punto di fusione ideale per prodotti da forno, creme spalmabili e snack.

Perché è così diffuso

La sua diffusione deriva da tre fattori principali:

  1. Resa elevatissima: la palma da olio produce fino a dieci volte più olio per ettaro rispetto a soia o girasole.

  2. Stabilità e versatilità: resiste bene alle alte temperature e non irrancidisce facilmente.

  3. Costo contenuto: è più economico da produrre e trasportare, rendendolo ideale per l’industria alimentare e cosmetica.

È presente in una varietà enorme di prodotti, dai biscotti alle margarine, dai saponi ai biocarburanti.

Il nodo ambientale

Il problema più grave legato all’olio di palma non è la sua composizione chimica, ma l’impatto ambientale delle coltivazioni intensive.
La deforestazione, soprattutto in Indonesia, ha causato la perdita di milioni di ettari di foresta pluviale, habitat di specie uniche come l’orango.
La conversione di terreni torbosi, inoltre, rilascia enormi quantità di CO₂, contribuendo al riscaldamento globale.

Negli ultimi anni, tuttavia, si sono fatti passi avanti significativi: diverse aziende aderiscono al RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil), un organismo che certifica le filiere sostenibili, promuovendo pratiche agricole responsabili e tutela della biodiversità.

Aspetti nutrizionali

L’olio di palma è composto per circa il 50% da grassi saturi, in particolare acido palmitico, il resto da grassi mono e polinsaturi.
Dal punto di vista calorico, è simile ad altri oli vegetali (circa 900 kcal per 100 g), ma la presenza elevata di saturi lo rende meno indicato per un uso quotidiano in grandi quantità.

È però importante distinguere tra olio di palma grezzo, naturalmente ricco di antiossidanti e vitamina E, e olio raffinato, utilizzato industrialmente, che perde gran parte di questi nutrienti.

Il consumo moderato, all’interno di una dieta equilibrata, non comporta rischi per la salute, come confermato da diversi studi dell’EFSA e dell’OMS, purché non si eccedano le quantità totali di grassi saturi.

Demonizzazione mediatica e realtà scientifica

L’olio di palma è stato per anni accusato di essere “dannoso” per la salute, ma in realtà il problema nasceva dal suo abuso nei prodotti ultraprocessati.
Merendine, snack e creme spalmabili industriali contenevano dosi eccessive di grassi, zuccheri e sale: non era l’olio di palma in sé a essere pericoloso, ma l’alimentazione nel suo complesso.

Eliminare completamente questo ingrediente, sostituendolo con oli idrogenati o di qualità inferiore, non è sempre una soluzione migliore. In alcuni casi, l’alternativa può risultare perfino più dannosa.

L’importanza della sostenibilità consapevole

Oggi il vero discrimine è come viene prodotto.
L’olio di palma certificato sostenibile riduce l’impatto ambientale e garantisce migliori condizioni di lavoro per i coltivatori.
Molte aziende italiane e internazionali hanno scelto di utilizzare solo olio di palma RSPO, dimostrando che è possibile conciliare industria e responsabilità ambientale.

Il consumatore può fare la differenza leggendo le etichette, privilegiando prodotti che dichiarano l’origine e la certificazione dell’olio utilizzato.

Come comportarsi a tavola

Non serve eliminarlo del tutto: l’importante è moderare.
Usare olio extravergine di oliva per l’uso quotidiano e considerare l’olio di palma come un componente occasionale, presente in prodotti confezionati di qualità certificata.
Ciò che davvero conta è la varietà: alternare grassi vegetali diversi e preferire alimenti freschi e non industriali.

Un ingrediente da contestualizzare

Demonizzare l’olio di palma è un errore tanto quanto glorificarlo.
È un prodotto utile, efficace e naturale, ma che richiede coscienza d’uso.
Capire la sua storia e le sue implicazioni aiuta a trasformare un simbolo di consumo in un’occasione di consapevolezza collettiva.

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