Un confronto necessario sul linguaggio dedicato a infanzia e adolescenza trans
di Redazione
13/11/2025
Si è svolto in Campidoglio un appuntamento che ha messo al centro un tema che richiede attenzione, competenze e un approccio consapevole: il corso di formazione dal titolo “Il linguaggio sull'infanzia e l'adolescenza trans nel nuovo quadro OMS”, organizzato da Gaynet con il supporto di AICS, Libellula e Genderlens. Un incontro rivolto ai professionisti dell’informazione, ma utile anche a chi opera ogni giorno a contatto con giovani che vivono percorsi complessi, spesso attraversati da fragilità, stereotipi e necessità di tutela.
L’incontro ha evidenziato quanto il linguaggio non sia uno strumento tecnico, ma un elemento che incide direttamente sulla qualità del racconto e sulla dignità delle persone coinvolte. Una consapevolezza che attraversa ormai tutto il mondo della comunicazione, ma che nel contesto delle identità di genere assume un peso ancora più evidente.
Le voci degli esperti e la responsabilità del racconto pubblico
A intervenire sono stati, tra gli altri, Roberto Baiocco, docente di psicologia presso “La Sapienza”, e Francesco Lombardo, presidente del SIGIS. Il confronto ha offerto uno sguardo preciso su come la definizione dei termini, la scelta delle parole e la sensibilità narrativa possano modificare la percezione pubblica di temi spesso affrontati con superficialità.
Ogni parola utilizzata per descrivere l’esperienza di un adolescente trans può tradursi in un sostegno reale o in un ulteriore ostacolo, ed è proprio questo il punto da cui è partito il lavoro formativo.
La moderazione di Rosario Coco, presidente di Gaynet, ha guidato la giornata intrecciando dati, riferimenti OMS e testimonianze concrete, in modo da rendere evidente il divario tra la narrazione corretta e quella che, pur non volendo fare danno, rischia di alimentare confusione o stigmatizzazione.
Nel suo intervento conclusivo, Marilena Grassadonia, Coordinatrice delle Politiche per i Diritti LGBT+ di Roma Capitale, ha ricordato che l’azione amministrativa ha senso solo quando riesce a tradursi in protezione, riconoscimento e supporto per chi vive condizioni di vulnerabilità. Le sue parole hanno sottolineato come l’impegno dell’amministrazione non possa limitarsi agli atti formali, ma debba estendersi alla formazione di chi racconta la realtà e contribuisce a costruirne l’immaginario pubblico.
Una formazione che diventa parte della tutela
Il corso, accreditato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio, non si è limitato a spiegare un nuovo quadro normativo, ma ha mostrato come il linguaggio possa diventare un presidio di rispetto, un modo per aprire spazi di ascolto e per restituire complessità a esperienze che spesso vengono ridotte a slogan o conflitti.
Quando un giornalista usa parole corrette, sceglie metafore appropriate e evita semplificazioni, non sta eseguendo solo un compito professionale: sta contribuendo a garantire un clima culturale più sicuro per i minori trans.
È questa la consapevolezza che ha attraversato l’intera giornata: il linguaggio non è un accessorio della comunicazione, ma una responsabilità che si esercita ogni volta che si sceglie come raccontare la vita degli altri.
Redazione