Urban peacebuilding e periferie: Roma sceglie l’ascolto come metodo di governo
30/01/2026
Roma torna a interrogarsi sulle proprie periferie con un approccio che rifiuta scorciatoie e formule uguali per tutti. Al centro del confronto c’è l’urban peacebuilding, una prospettiva che intreccia sicurezza urbana, qualità dello spazio pubblico e mediazione dei conflitti come strumenti di governo delle trasformazioni sociali. A rilanciare questa visione è Pino Battaglia, intervenuto all’incontro “Urban Peacebuilding – sfide comuni e buone pratiche negli scenari locali e internazionali”, ospitato nella sede dei Frati Francescani a Roma
Le periferie romane, ha sottolineato l’assessore, non costituiscono un blocco omogeneo. Quartieri come Quarticciolo, Tor Bella Monaca e Corviale presentano storie, comunità e criticità differenti, spesso radicate in scelte urbanistiche e sociali che hanno prodotto isolamento e fragilità. Governare questi contesti richiede, quindi, risposte costruite sul campo, capaci di leggere le specificità locali senza appiattirle in modelli standardizzati.
Ascolto dei territori e mediazione dei conflitti
Il cuore della proposta passa dall’ascolto. Conoscere i quartieri significa frequentarli, raccogliere bisogni, riconoscere reti informali e saper intercettare conflitti prima che diventino fratture insanabili. In questa chiave, la mediazione non è una pratica residuale, ma un dispositivo quotidiano che coinvolge istituzioni, terzo settore e comunità locali. Ricostruire relazioni e restituire funzioni sociali agli spazi pubblici diventa un’azione politica a tutti gli effetti, perché consente di sottrarre terreno a dinamiche criminali e di aprire prospettive concrete per chi vive ai margini.
La qualità dello spazio pubblico assume un ruolo centrale. Luoghi curati, accessibili e vissuti riducono la percezione di abbandono e rafforzano il senso di appartenenza. Occupare questi spazi con una presenza istituzionale riconoscibile e con iniziative sociali e culturali significa rendere visibile lo Stato e favorire l’incontro tra persone, riducendo la conflittualità latente.
Sicurezza urbana come processo sociale
Battaglia ha richiamato una concezione di sicurezza che non si esaurisce nel controllo. Il presidio del territorio resta necessario, ma non sufficiente se non accompagnato da politiche capaci di incidere sulle cause profonde del disagio. La sicurezza, in questa prospettiva, è il risultato di un lavoro continuo nei quartieri, fatto di ascolto, interventi mirati e accompagnamento dei processi di cambiamento.
L’urban peacebuilding, applicato alle periferie romane, si configura così come una strategia di lungo periodo. Non promette soluzioni immediate, ma costruisce condizioni di coesione sociale attraverso comunità più solide e inclusive. È una scelta che chiede tempo, competenze e continuità, ma che mira a restituire dignità e futuro a territori troppo spesso raccontati solo attraverso le loro emergenze