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Viaggio della Memoria, la comunità LGBT+ a Auschwitz per ricordare le vittime del nazifascismo

18/03/2026

Viaggio della Memoria, la comunità LGBT+ a Auschwitz per ricordare le vittime del nazifascismo

La memoria come responsabilità collettiva e come strumento per orientare il presente. È su questa direttrice che si inserisce la partecipazione della comunità LGBT+ di Roma al Viaggio della Memoria ad Auschwitz e Birkenau, iniziativa che ogni anno coinvolge studenti, istituzioni e associazioni con l’obiettivo di mantenere viva la consapevolezza storica delle persecuzioni nazifasciste.

Alla delegazione partecipano, insieme al sindaco Roberto Gualtieri e a numerosi studenti e insegnanti, anche Mario Colamarino, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, e Leila Pereira, presidente dell’associazione Libellula. Una presenza che sottolinea la volontà di includere, nel racconto della memoria, anche le storie delle persone LGBT+ vittime di discriminazioni, deportazioni e violenze sistematiche durante il regime nazista.

Un percorso che parte dalla memoria pubblica

L’iniziativa non si esaurisce nel viaggio in Polonia, ma si colloca all’interno di un percorso più ampio promosso da Roma Capitale. Il cammino ha avuto inizio il 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, con un momento commemorativo a Piazzale Ostiense dedicato alle vittime LGBT+ del nazifascismo, ed è proseguito con attività di formazione rivolte alle classi coinvolte.

La Coordinatrice delle Politiche per i Diritti LGBT+ di Roma Capitale, Marilena Grassadonia, ha evidenziato il valore istituzionale e culturale di questo impegno, sottolineando come la memoria rappresenti uno strumento per restituire dignità a una parte della storia a lungo rimasta ai margini del racconto pubblico. Un lavoro che si intreccia con le politiche di contrasto alle discriminazioni e alla violenza, in un’ottica che tiene insieme passato e presente.

Restituire voce alle vittime dimenticate

La partecipazione ai luoghi simbolo della Shoah assume un significato particolare per la comunità LGBT+, storicamente tra le categorie meno riconosciute nel ricordo collettivo delle persecuzioni. Come ha osservato Mario Colamarino, essere ad Auschwitz e Birkenau implica una responsabilità precisa: trasformare la memoria in un impegno concreto e quotidiano, capace di tradursi in tutela dei diritti e riconoscimento delle storie rimosse.

Il viaggio diventa così anche un’occasione di trasmissione intergenerazionale, in cui studenti e adulti condividono un’esperienza che supera la dimensione commemorativa per diventare momento di riflessione attiva sul presente.

Memoria e relazioni: uno sguardo europeo

Accanto alla dimensione storica, emerge anche quella relazionale. Durante il soggiorno in Polonia, la delegazione incontra realtà locali impegnate sui diritti LGBT+, con l’obiettivo di costruire connessioni e rafforzare una rete europea di confronto e collaborazione.

Leila Pereira ha richiamato l’importanza di mantenere viva una memoria che non sia statica, ma capace di dialogare con le sfide contemporanee. In questo senso, il viaggio si configura come uno spazio di incontro tra esperienze diverse, unite dalla necessità di difendere e consolidare diritti che restano, in molti contesti, esposti a tensioni e arretramenti.

La presenza della comunità LGBT+ al Viaggio della Memoria contribuisce così ad ampliare lo sguardo sulla storia della persecuzione nazifascista, restituendo complessità a una memoria che continua a interrogare il presente.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to