“We Roma Tre” arriva sugli store: cosa fa l’app e perché conviene installarla subito
di Annalisa Biasi
13/01/2026
Con l’arrivo ufficiale su Google Play Store e App Store iOS, l’app “We Roma Tre” entra nella quotidianità digitale dell’Ateneo con un obiettivo molto concreto: concentrare in un unico punto l’accesso a processi già attivi e introdurre funzioni pensate per ridurre tempi morti, code e passaggi ripetitivi tra piattaforme diverse. L’indicazione rivolta agli studenti è chiara: scaricare l’app per usare i servizi già disponibili e, soprattutto, per iniziare a sfruttare strumenti integrati che incidono sulla vita in campus, come la rilevazione delle presenze e la ricerca delle aule libere.
Download e primo accesso: come partire senza intoppi
Nel momento in cui un’app universitaria passa dagli ambienti “interni” agli store pubblici, la differenza per l’utente sta nella semplicità di installazione e aggiornamento, che diventano automatici e tracciabili. “We Roma Tre” è ora reperibile direttamente sugli store ufficiali, così da evitare installazioni manuali o versioni non allineate. Per chi la scarica per la prima volta, il passaggio più utile è affrontare l’accesso con un approccio pratico: installazione, login con le credenziali istituzionali quando richiesto, controllo delle autorizzazioni concesse al sistema operativo, perché alcune funzioni — in particolare quelle legate alle presenze — possono dipendere da permessi specifici e da impostazioni di rete.
Anche la gestione degli aggiornamenti merita attenzione, dato che il rilascio viene presentato come un “primo passo”: in una fase iniziale è normale che arrivino fix, ottimizzazioni e ampliamenti di funzioni, e avere l’app aggiornata riduce i problemi tipici delle prime settimane, come crash occasionali, incompatibilità con versioni di sistema o caricamenti incompleti di alcune sezioni.
Funzioni integrate: presenze e “aule libere” come strumenti da campus
Tra le novità più tangibili vengono citate due funzioni che, per un’università grande e distribuita, toccano un bisogno quotidiano: la rilevazione delle presenze e la ricerca delle aule libere. La prima, se ben integrata con i processi didattici, tende a spostare la verifica dalla dimensione “manuale” a una più fluida, riducendo frizioni in aula e rendendo più immediato il riscontro. La seconda lavora su un problema noto a chi studia in presenza: trovare uno spazio disponibile per ripassare, seguire una lezione online tra due corsi, lavorare in gruppo senza vagare tra edifici e piani.
Il valore reale di queste funzioni si misura nella loro affidabilità sul campo, cioè nella corrispondenza tra ciò che l’app segnala e ciò che accade davvero nei corridoi, nelle aule e negli orari di punta; proprio per questo il rilascio viene accompagnato dall’invito a inviare suggerimenti tramite un form dedicato, perché la qualità di un servizio di questo tipo cresce anche grazie a segnalazioni puntuali su errori, incongruenze e richieste di miglioramento.
Feedback e proposte: come contribuire all’evoluzione dell’app
Poiché l’app viene presentata come un punto di partenza, l’invito a proporre nuove funzionalità o a inviare consigli assume un significato operativo: chi segnala un problema descrivendolo con precisione — modello di telefono, versione del sistema operativo, passaggi compiuti, schermata su cui si blocca — rende molto più facile intervenire in modo mirato. Anche le proposte funzionano meglio quando sono legate a casi d’uso reali: che cosa si vuole fare, quanto spesso, in quale contesto, con quale beneficio in termini di tempo o chiarezza.
Annalisa Biasi
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to