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Disagio giovanile, a Palazzo Valentini un confronto tra istituzioni ed esperti su prevenzione e reti territoriali

20/04/2026

Disagio giovanile, a Palazzo Valentini un confronto tra istituzioni ed esperti su prevenzione e reti territoriali

Il disagio giovanile torna al centro del dibattito pubblico con un incontro che ha riunito a Palazzo Valentini istituzioni, professionisti e rappresentanti del mondo associativo, con l’obiettivo di affrontare un tema che, per molti operatori del settore, ha ormai assunto i contorni di una vera emergenza sociale. L’evento, promosso dall’associazione “Laboratorio del Possibile”, ha offerto uno spazio di confronto dedicato non soltanto all’analisi delle fragilità che attraversano le nuove generazioni, ma anche alle possibili risposte da costruire attraverso politiche pubbliche, prevenzione e lavoro di rete.

Il pomeriggio si è sviluppato attorno a un’impostazione concreta: mettere insieme esperienze diverse, competenze specialistiche e punti di vista istituzionali per ragionare sulle forme contemporanee del malessere giovanile, sulle sue cause e sugli strumenti più efficaci per intercettarlo prima che si trasformi in marginalità, dipendenza o isolamento profondo. Un approccio che riflette la crescente consapevolezza del fatto che il disagio non possa essere letto come un fenomeno individuale e separato dal contesto, ma come il risultato di dinamiche educative, sociali, familiari e culturali che si intrecciano.

Il richiamo delle istituzioni: prevenzione, identità e presa in carico

Ad aprire i lavori, portando i saluti della Città metropolitana di Roma Capitale, è stata Tiziana Biolghini, Consigliera Delegata alle Pari Opportunità, Politiche Sociali e Cultura. Nel suo intervento ha richiamato la necessità di strutturare un ragionamento ampio e solido sulle politiche sociali rivolte ai giovani, sottolineando il lavoro già avviato sia in Città metropolitana sia a Roma Capitale sul fronte della prevenzione.

Il nodo centrale, secondo Biolghini, è restituire ai ragazzi strumenti adeguati per recuperare fiducia, identità e capacità di immaginare il proprio futuro. Un passaggio che non riguarda soltanto il sostegno nei momenti di difficoltà, ma una visione più ampia capace di rimettere i giovani nella condizione di sentirsi protagonisti del proprio percorso. Nelle sue parole è emersa con forza anche la questione dell’isolamento, indicato come uno dei fattori che più facilmente apre la strada ad altre fragilità, comprese le dipendenze e le forme di sofferenza che richiedono una presa in carico specialistica.

Accanto alla prevenzione, è stato evidenziato il valore di un sistema di risposte che sappia integrare interventi sul piano sociale e clinico, evitando che le situazioni di vulnerabilità restino invisibili fino al momento in cui diventano più complesse da affrontare. Il riferimento alle reti territoriali, richiamato nel saluto istituzionale, ha dato così la misura di un orientamento preciso: rafforzare le comunità locali come primo argine alla solitudine e alla disgregazione.

Esperienze a confronto per leggere un’emergenza complessa

L’iniziativa ha raccolto i contributi di figure provenienti da ambiti differenti, proprio per offrire una lettura il più possibile completa del fenomeno. Sono intervenuti Daniela Di Camillo, presidente di Laboratorio del Possibile, la consigliera regionale Eleonora Mattia, Stefano Callipo, presidente dell’Osservatorio Violenza e Suicidio Adolescenza, il giornalista Gabriele Raho, la psicologa Federica Di Pietrantonio, Imma Cusmai, presidente di Femminicidio In Vita, Fabio Massimo Proietti della Rete degli Studenti Medi di Tivoli, lo scrittore e docente Massimo Curci, la psicoterapeuta sessuologa Sara Erba Di Vaio, la psicologa Pieranna Pischedda e l’avvocata Angela Dimiccoli.

La varietà dei profili coinvolti restituisce con chiarezza la complessità del disagio giovanile, che oggi non può essere ridotto a una sola dimensione. Dentro questa espressione convivono infatti difficoltà psicologiche, disorientamento relazionale, fragilità educative, violenza, problemi legati alla salute mentale e una crescente fatica nel costruire appartenenza e prospettive. Per questo il confronto tra professionisti della salute, scuola, informazione, associazionismo e istituzioni assume un valore particolare: consente di leggere il fenomeno nella sua interezza e di evitare risposte parziali o puramente emergenziali.

Reti territoriali e opportunità concrete per ricostruire fiducia

Dal dibattito è emersa l’idea che il contrasto al disagio giovanile richieda continuità, ascolto e una presenza stabile nei territori. La prevenzione, in questo quadro, non coincide con una formula astratta, ma con la capacità di offrire occasioni reali di partecipazione, percorsi di supporto accessibili e luoghi nei quali i ragazzi possano trovare riferimenti credibili. L’obiettivo, più che inseguire i sintomi, è costruire condizioni sociali ed educative in grado di ridurre il senso di esclusione e di rafforzare le identità individuali e collettive.

L’incontro di Palazzo Valentini ha confermato quanto il tema sia sentito e quanto sia ormai urgente superare interventi episodici. La direzione indicata dai promotori e dai partecipanti punta verso una responsabilità condivisa: istituzioni, associazioni, professionisti e comunità devono essere messi nella condizione di collaborare, perché il disagio giovanile non riguarda soltanto chi lo vive direttamente, ma misura la tenuta sociale di un territorio e la sua capacità di offrire futuro.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.